Non è molto che ho trattato un
“personaggio” ma per QUESTO personaggio ormai mi sento quasi in obbligo. Perché? Beh... perché
è uno dei pochi uomini nel corso della storia ad aver sul serio plasmato
l'Europa cercando di darle la sua impronta e perseguendo un sogno di
ri-unificazione sotto un unico sovrano che prima di lui era riuscito solo ai
più grandi Imperatori Romani o a Carlo Magno e a cui, dopo di lui, ci andranno
solo vicino: da suo nipote Federico II, passando per Napoleone fino ad arrivare
ad Hitler (che per lui aveva una particolare adorazione). Parliamo di FEDERICO I detto BARBAROSSA…
Prima di qualunque altra cosa…
CARTA
D'IDENTITÀ
Nome:
FEDERICO detto
BARBAROSSA
Cognome:
HOHENSTAUFEN, (Federico)
III Duca di Svevia, Re dei Romani, Re d’Italia, (Federico) I Imperatore
del Sacro Romano Impero
Data di Nascita:
Sconosciuta,
probabilmente nel 1122
Luogo di Nascita:
Castello di WAIBLINGEN
Data di Morte:
10 GIUGNO 1190
Ultimo domicilio
conosciuto:
Riva del fiume SALEPH
Stato civile al momento
della morte:
SPOSATO con BEATRICE di
BORGOGNA (seconda moglie ed unica a dargli eredi)
PADRE di 11 FIGLI tra
cui ENRICO VI (futuro Imperatore)
Doverosa premessa: trattare
interamente la vita di un Imperatore che reggeva nelle sue mani il destino di
tutta Europa sarebbe, per quanto interessante, lungo e soprattutto al di fuori
degli obiettivi di queste mie digressioni. Mi concentrerò quindi soprattutto
sulle sue DISCESE in ITALIA con particolare attenzione ai luoghi d'interesse di
questo piccolo blog, senza esimermi, alla fine del racconto della sua vita,
sulle leggende che, inevitabilmente un personaggio del genere ha fatto nascere
e alimentato.
Estensione del Sacro Romano Impero al tempo di FEDERICO I |
PRIMI ANNI DI REGNO
Si associa al padre come Duca
di Svevia nel 1147. In tutta la Germania la situazione è critica e la lotta
alla successione del defunto Imperatore del Sacro Romano Impero ENRICO V si sta
protraendo dal 1125, anno in cui l'Imperatore è morto senza eredi (solo una figlia
illegittima). È da qui che comincia infatti il lungo periodo in cui le due
principali casate pretendenti al trono WELFEN e HOHESTAUFEN (GUELFI e GHIBELLINI) si danno battaglia per il trono.
La spunterà proprio il nostro
FEDERICO anche perché sarà l'unico a mettere d'accoro (per la prima e forse unica
volta) tutti i principi tedeschi: infatti, è vero che lui apparteneva alla
casata degli HOHESTAUFEN, ma la madre era GIUDITTA di BAVIERA, nientemeno che
una principessa della casata dei WELFEN.
Viene quindi incoronato Re di
Germania nel 1152 e da quel momento partirà il suo disegno di unificazione
dell'Europa sotto il suo comando.
Nel marzo del 1153 indice una
dieta a COSTANZA con lo scopo di riunire tutti i suoi vassalli (compresi i Re
di Francia e Inghilterra) per confermare loro terre, titoli e diritti, ma
soprattutto per avere lui conferma della loro sottomissione. Federico sa però
che per ratificare formalmente tutto questo ha bisogno che l'attuale Papa ADRIANO
IV lo incoroni Imperatore. Per fare questo dovrebbe imporre il suo dominio
anche sull'Italia e se il sud è unito sotto un'unica corona, il nord invece è
diviso in Comuni in lotta che non vedono per niente di buon occhio la
sottomissione ad un Imperatore Straniero.
Il pretesto per la sua prima
discesa in Italia gli viene fornito proprio alla dieta di COSTANZA, durante la quale si presentano i rappresentanti dei Comuni italiani di Como,
Pavia e Lodi (allora LAUS e situata dove oggi sorge la cittadina di
Lodivecchio). I Comuni chiedono l'intervento del sovrano contro MILANO che sta
espandendo i suoi domini e la sua influenza a discapito di questi Comuni (Milano ha infatti distrutto Lodi nel 1111, conquistato Pavia nel 1112 e sottomesso Como nel 1127
dopo 10 anni di guerra): ma, soprattutto, non si vuole piegare all'autorità di
Federico.
L'occasione per il BARBAROSSA
è fin troppo ghiotta.
- Nell'ottobre del 1154 alla guida di un potente esercito scende in Italia sbaragliando senza problemi gli eserciti comunali.
- A novembre è a RONCAGLIA (nell'attuale territorio di Somaglia) dove indice la PRIMA DIETA per dirimere le questioni sugli assetti comunali e nei giorni della dieta soggiorna presso il Castello di CASTIGLIONE d'ADDA.
- Passa la Pasqua del 1155 a Pavia dove viene incoronato RE d'ITALIA con la CORONA FERREA (usata fin dai tempi dei Longobardi e così chiamata perché l'anima metallica che regge le placche d'oro della corona è stata fatta fondendo uno dei chiodi della Crocifissione).
- Scende quindi verso Roma su invito di PAPA ADRIANO IV, anche lui in difficoltà e alle prese con una rivolta interna che mira ad ottenere per Roma diritti di COMUNE slegati dal potere del Papa. Non ci vuole molto a Federico per sedare i tumulti e sbarazzarsi dei rivoltosi.
- È il giugno del 1155 quando ottiene quello per cui è venuto in Italia: Papa Adriano IV lo incorona in San Pietro IMPERATORE del SACRO ROMANO IMPERO.
- Tornando in Germania a fine anno ne approfitta per sedare le rivolte delle città di Spoleto (contraria al Papa) e Verona (contraria all'Imperatore).
Nei 4 anni in cui FEDERICO sta
lontano dall'Italia si occupa principalmente delle questioni tedesche e di
quelle relative alla sua successione. È infatti stato sposato una prima volta
con Adelaide di Vohburg, figlia del Margravio di Vohburg, ma da questo
matrimonio non erano nati figli.
Adelaide viene quindi
ripudiata e il matrimonio annullato; al suo posto Federico sposa nel 1156 Beatrice
di Borgogna, figlia unica ed erede del conte di Borgogna Rinaldo III (si salda così ancora di più il legame clientelare con Francia ed Inghilterra).
Frattanto il Papa (Adriano IV)
comincia a non vedere di buon occhio lo strapotere di Federico. I due sono
infatti ai ferri corti e i rispettivi ambasciatori hanno enormi difficoltà nel
far comunicare in maniera civile i due.
Papa ALESSANDRO III |
- Nel 1158 Milano si ribella nuovamente all'Imperatore che quindi ridiscende in Italia. Sottomette Brescia e assedia Milano che sembra finalmente cedergli. Entrambe le città verranno saccheggiate il tesoro si andrà ad aggiungere a quello che FEDERICO si portava dalla Germania per un eventuale utilizzo diplomatico.
- Lo stesso anno fa cominciare la ricostruzione di LODI sulla sponda destra dell'Adda (Milano aveva nuovamente distrutto la “vecchia Lodi”).
- A novembre indice una nuova DIETA a RONCAGLIA, la seconda, e sceglie per il suo soggiorno sempre il Castello di CASTIGLIONE d'ADDA dove sembra lasciare una parte della sua guardia personale. Questa seconda dieta risulterà essere molto più importante della prima in quanto in essa FEDERICO, forte delle sue vittorie, stabilirà per il nord Italia l'autorità dell'Imperatore nella nomina di Duchi, Conti, Marchesi, Consoli Comunali e Magistrati (o, in alternativa, di ricevere tributi in cambio di maggiore autonomia decisionale).
- L'accordo non è destinato a durare, nel 1159 infatti si ribellano Milano (tanto per cambiare), Brescia e Crema. Federico è accerchiato e costretto a lasciare velocemente il lodigiano e chiedere rinforzi dalla Germania. Rinforzi che lo raggiungeranno all'assedio di TREZZO che verrà conquistata a discapito dei Milanesi.
- Como e Crema, unitisi ai ribelli, faranno la stessa fine. L'assedio di Crema verrà vinto e la città rasa al suolo anche grazie all'intervento di Cremona che si schiera dalla parte dell'Imperatore.
- Nel frattempo muore Papa Adriano e al suo posto nel 1160 assurge alla carica di Pontefice ALESSANDRO III in aperto contrasto con l'Imperatore già da quando era cardinale e che si rifiuta di partecipare ad un Concilio voluto a Pavia da FEDERICO.
- FEDERICO non sopporta l'affronto e decide di eleggere un nuovo Papa in autonomia tra i vescovi tedeschi a lui fedeli: l'antiPapa VITTORE IV. A questo punto la situazione precipita, i due Papi si scomunicano a vicenda e stessa sorte, ovviamente, tocca anche a FEDERICO che prosegue quindi la campagna con ancora maggior fermezza.
- Milano nel 1161 si sottrae nuovamente alle direttive Imperiali e in primavera FEDERICO la stringe nuovamente d'assedio (resisterà per oltre un anno). Nel frattempo cadono anche Brescia e Piacenza.
- Caduta nuovamente Milano nel 1162, il BARBAROSSA può fare ritorno in Germania.
Non passa molto tempo (nemmeno
un anno) ed in Italia nuove città si ribellano all'Imperatore, obbligando di
fatto FEDERICO ad una nuova discesa, ma stavolta senza aver avuto il tempo di
organizzare un esercito a livello dei precedenti. I Comuni italiani sembrano
invece aver imparato la lezione e le città ribelli di Verona, Padova e Vicenza
uniscono i loro eserciti sotto il comando di EZZELINO I DA ROMANO (nonno di EZZELINO III che invece servirà l'Imperatore FEDERICO II a sua volta nipote del
BARBOROSSA).
FEDERICO, senza la certezza di poter affrontare vittoriosamente le forze dei Comuni e fiaccato da una non precisata
malattia, è quindi costretto a tornare in Germania senza aver concluso
alcunché.
Da un monarca come FEDERICO I
non ci si poteva certo aspettare che lasciasse perdere il suo progetto. Gli ci
vogliono però 3 anni per formare un esercito che ne suoi piani debba risolvere
in via definitiva la questione del nord Italia.
- A novembre del 1166 è a Lodi per organizzare da lì le altre città a lui fedeli. Lodi, Cremona e Pavia in primis. La sua strategia questa volta sembra aver successo e cadono nell'ordine Bergamo, Brescia e Bologna (evidentemente aveva deciso di procedere lettera per lettera…)
- Nel 1167 è finalmente pronto a marciare su ROMA. Il 24 luglio attacca in forze la città costringendo Papa ALESSANDRO III a fuggire a Benevento e il Primo di Agosto si fa ufficialmente ri-incoronare Imperatore dall'antiPapa PASQUALE (succeduto a Vittore).
- Tutto sembra volgere in favore di FEDERICO quando tra le fila del suo esercito scoppia una potente epidemia (malaria secondo molti, addirittura peste secondo alcuni).
- Deve quindi far ritorno a nord puntando a LODI, ma, attraversato il Po nella zona di Piacenza, scopre che Crema, Brescia, Bergamo, Mantova e i Milanesi (che non avevano più una città vera e propria) avevano unito le forze a Pontida. Decide quindi, saggiamente, di girare al largo muovendo su Pavia (che gli è ancora fedele) e, mentre le forze sue avversarie ricostruiscono le mura di Milano, decide di far ritorno in Germania per riorganizzarsi.
- Sul finire dell'anno, con l'Imperatore lontano, Lodi, Piacenza e Parma si aggregheranno alla neonata LEGA LOMBARDA che riceverà anche l'appoggio economico e di truppe da parte di Papa ALESSANDRO III, appena rientrato in possesso di Roma e messo ufficialmente a capo della LEGA.
FEDERICO non sarà mai più
tanto vicino all'ADDA nelle prossime campagne che porterà in Italia e i suoi
repentini cambi di piani per via delle forze che gli si stavano coalizzando
contro farà anche nascere nel lodigiano una leggenda circa il suo passaggio (ma
per questa vi rimando a qualche capitoletto avanti…).
Suo malgrado FEDERICO I rimane
bloccato in Germania per ben 6 anni, tutti utilizzati per risolvere una sequela
di dissidi interni. Ma l'Italia è sempre nel suo cuore (chiamiamolo cuore per
amor di romanticismo) e appena gli è possibile organizza una nuova campagna
contro le città del nord che nel frattempo si sono compattate nella LEGA (pur
rimanendo sostanzialmente indipendenti l'una dall'altra).
- Nel 1174 cadono Asti, Alba, Acqui e Alessandria che resiste ad un assedio di 6 mesi (stavolta aveva iniziato con la A). A cui fanno seguito Pavia e Como che avevano anch'esse cambiato bandiera negli anni in cui l'Imperatore era rimasto “bloccato” in Germania.
- Arriviamo quindi al 1176, anno in cui FEDERICO cerca nuovamente la pace a PAVIA (doveva piacergli proprio), ma le trattative non portano a nulla anche perché l'Imperatore non cede di un passo dalle sue pretese, conscio comunque che di lì a poco arriveranno per lui nuovi rinforzi dalla Germania.
- Nel maggio del 1176 i rinforzi effettivamente arrivano (anche se non sono tutti quelli sperati) e il BARBOROSSA riunisce il suo esercito a BELLINZONA, dopo essersi smarcato dalle forze della LEGA che facevano quadrato intorno a Milano.
- Il 29 maggio arriva quindi il fatidico scontro nella BATTAGLIA DI LEGNANO (che diventerà importantissima e di grande valore simbolico più per le generazioni successive che non per gli immediati esiti). Resta comunque il fatto che a Legnano FEDERICO BARBAROSSA sarà sconfitto pesantemente (e inaspettatamente) nonostante le forze in campo si equivalessero (generando anche tutta un'altra serie notevole di leggende). L'Imperatore tornerà quindi a Pavia con la coda tra le gambe per siglare con Papa ALESSANDRO III un trattato di pace più equo per tutti. Per prima cosa FEDERICO disconosce l'antiPapa da lui nominato a patto che il Papa faccia da intermediario nella pace tra Impero e Comuni: pace che però non verrà sancita fino all'anno successivo.
- È infatti il 1177 quando, a Venezia, viene siglata non tanto una pace quanto piuttosto una sorta di non-belligeranza tra Impero e Comuni per un minimo di 6 anni. L'anno dopo, convinto della durata di questo accordo, il BARBAROSSA torna in Germania.
Papa LUCIO III |
Stavolta i suoi intenti sono apertamente pacifici, anche perché Papa ALESSANDRO III è morto e gli è succeduto LUCIO III a cui FEDERICO I vorrebbe porgere semplicemente omaggio chiedendo intanto la ratifica degli accordi strappati al suo predecessore.
Anche i Comuni del nord sono
apparentemente tranquilli e non sembrano voler dare problemi alla discesa del
BARBAROSSA che, comunque, per scendere a Roma girerà al largo dalla Lombardia
preferendo le “amiche” terre del Monferrato.
A Roma il Papa LUCIO III
(unico Papa: mi sembra doverosa la precisazione) non è quello che si suol dire
un estimatore del Barbarossa, ma porta alla sua attenzione un problema più
grande delle dispute interne alla Cristianità: pare infatti che i possedimenti
Cristiani in Terrasanta, GERUSALEMME in particolare, siano minacciate dal nuovo
sultano mussulmano, SALADINO.
FEDERICO BARBAROSSA torna
quindi in Germania con la conferma della sua CORONA IMPERIALE, ma con un nuovo
nemico non certo a portata di mano.
I timori del Papa si rivelano
fondati e nel 1187 Gerusalemme cade in mano del SALDINO. Tutti i principi
Europei vedono nel nuovo nemico un motivo di unione e in generale un risveglio
dell'orgoglio cristiano.
Nel 1189 partiranno per la
TERZA CROCIATA i 3 più grandi condottieri della Cristianità: RICCARDO
CUORdiLEONE (Inghilterra) e FILIPPO il CONQUISTATORE (Francia) via mare, mente
FEDERICO BARBAROSSA (comandante in capo della CROCIATA) avendo un esercito
troppo numeroso per essere imbarcato e composto prevalentemente da cavalleria, procederà via terra lasciando a governare
l'Impero il figlio ENRICO VI (primo tra i suoi figli nella linea di
successione) e portando con sé un altro figlio, FEDERICO VI (secondo in linea
di successione al trono imperiale).
FEDERICO BARBAROSSA non vedrà
mai la TERRASANTA.
Annegherà infatti in circostanze mai chiarite (e altro materiale da leggende), mentre si trova a dover attraversare il fiume SALEPH (oggi conosciuto come Göksu) in Anatolia (attuale TURCHIA): è il 10 giugno 1190 e la morte di FEDERICO all'età di 68 anni (quasi un record per quel periodo storico e per un personaggio che non si è di certo risparmiato fatiche e pericoli) è un duro colpo per la CROCIATA che, senza un capo carismatico, non riuscirà nell'intento di riprendere Gerusalemme. I tre comandanti non agiranno mai come una forza unita e compatta, ma cercheranno gloria e conquiste solo per il proprio tornaconto personale.
Filippo di Francia verrà più volte battuto e sarà comunque l'unico a tornare in patria senza grandi onte.
Annegherà infatti in circostanze mai chiarite (e altro materiale da leggende), mentre si trova a dover attraversare il fiume SALEPH (oggi conosciuto come Göksu) in Anatolia (attuale TURCHIA): è il 10 giugno 1190 e la morte di FEDERICO all'età di 68 anni (quasi un record per quel periodo storico e per un personaggio che non si è di certo risparmiato fatiche e pericoli) è un duro colpo per la CROCIATA che, senza un capo carismatico, non riuscirà nell'intento di riprendere Gerusalemme. I tre comandanti non agiranno mai come una forza unita e compatta, ma cercheranno gloria e conquiste solo per il proprio tornaconto personale.
Filippo di Francia verrà più volte battuto e sarà comunque l'unico a tornare in patria senza grandi onte.
Riccardo d'Inghilterra sarà
invece catturato dal SALADINO e poi liberato in seguito ad un riscatto.
Il figlio del BARBAROSSA,
Federico VI, dopo essersi posto l'obiettivo di seppellire il padre a
Gerusalemme si troverà invece attaccato da più parti dai mussulmani e deciderà
di seppellire il padre nella chiesa di San Pietro ad ANTIOCHIA di SIRIA,
le ossa nella cattedrale di TIRO, il cuore a TARSO. Dei 20.000
cavalieri partiti arriveranno ad ACRI solo in 5.000 e nell'assedio della città
perderà la vita lo stesso FEDERICO VI.
Partiamo dal presupposto che
un personaggio di questo calibro, nel bene o nel male, è già mito solo per
quanto di reale ha fatto nella sua esistenza e alla guida di un Impero che solo
i dissidi interni non hanno fatto rivaleggiare con quelli più antichi cui
FEDERICO I si rifaceva.
Cercherò quindi di limitarmi a quelle più curiose o che comunque riguardano da vicino la mia personalissima sfera d'indagine andando, in un certo senso, a ritroso nel tempo…
Cercherò quindi di limitarmi a quelle più curiose o che comunque riguardano da vicino la mia personalissima sfera d'indagine andando, in un certo senso, a ritroso nel tempo…
LA MORTE
Le strane circostanze della
sua morte hanno nel tempo alimentato le più fervide immaginazioni e le più
vivide leggende.
LANCIA del DESTINO |
- Innanzitutto è cresciuta negli anni l'ipotesi leggendaria, ripresa anche dal Regime Nazista (nominando appunto OPERAZIONE BARBAROSSA l'invasione della Russia con la conseguente unificazione europea in caso di riuscita) che FEDERICO I non fosse effettivamente mai morto e che invece aspettasse qualcuno degno di lui che lo risvegliasse per ultimare ciò che aveva cominciato.
- Sempre in quest'ottica di presunta immortalità il BARBAROSSA si troverebbe invece addormentato nelle montagne della TURINGIA (senza essere quindi mai partito per la Terrasanta, obbligando il figlio ad inscenare la presunta morte quando gli eserciti stavano per riunificarsi ad Antiochia) e che li stia aspettando di risvegliarsi e lo farà, a seconda delle versione della leggenda, o quando i corvi cesseranno di volare sulle cime di quelle montagne, oppure quando la sua lunga barba rossa sarà cresciuta al punto di aver compiuto il terzo giro intorno al desco dove lui e i suoi cavalieri siedono in attesa del risveglio.
- Un'altra versione spiega invece come il grande ed immortale condottiero teutonico sia potuto morire nel semplice guado di un fiume. Dice infatti la leggenda che FEDERICO fosse in possesso della LANCIA DEL DESTINO o LANCIA DI LONGINO (conservata nel Palazzo Hofburg a Vienna e facente da sempre parte delle reliquie del SACRO ROMANO IMPERO): questa lo rendeva immortale ed invincibile, solo che la LANCIA gli sfuggì di mano proprio durante l'attraversamento del fiume rendendolo a tutti gli effetti mortale e quindi età, armatura pesante e corrente veloce fecero il resto.
Come accennavo sopra nella
sua veloce biografia, ad un MITO in carne ed ossa come era il BARBAROSSA, gli
avversari dei suoi discendenti dovettero trovare per opporglisi una leggenda
altrettanto forte. Fu in questo clima di rivincita verso l'invasore straniero
che, a distanza di trecento anni dalle discese in Italia del BARBAROSSA, nacque
il mito di ALBERTO da GIUSSANO e della COMPAGNIA della MORTE.
Questo fantomatico guerriero alla
guida di cavalieri votati alla morte pur di respingere il despota, apparentemente imbattibile, si riunirono nella BATTAGLIA di LEGNANO intorno al
Carroccio della LEGA resistendo prima agli attacchi della cavalleria pesante
imperiale e poi, contrattaccando, obbligarono (a costo appunto della vita) il
sovrano alla vergogna della sconfitta e alla fuga.
Ho lasciato per ultima la
leggenda che, invece, si narra nelle nostre bassure. Abbiamo visto che FEDERICO
BARBAROSSA aveva una vera e propria predilezione per LODI,
città che aveva protetto e ricostruito lungo la riva destra dell'Adda posandone anche
la prima pietra nel luogo dove si trova oggi una statua equestre a lui
dedicata.
L'Imperatore, in occasione
delle sue discese, aveva avuto modo di conoscere molto bene la nostra zona (per
ben due volte aveva soggiornato a Castiglione d'Adda mentre teneva la dieta di
Roncaglia) e ricordiamo inoltre che in quel periodo dovevano ancora trovarsi
tratti del fu LAGO GERUNDO, particolare importante ai fini della leggenda.
Sta di fatto che l'esercito di
FEDERICO, durante quella che abbiamo visto essere stata la sua QUARTA discesa
in Italia, venne colpito da una epidemia, forse una pestilenza. Decide quindi
di ritornare velocemente in Germania ma, oltrepassato il PO e prima di arrivare
a LODI, scopre che le forze coalizzate dei Comuni muovono verso di lui. Sappiamo
anche che il BARBAROSSA era solito portarsi appresso un ingente quantitativo d'oro
e pietre preziose sia per le paghe, ma anche frutto delle sue conquiste.
Ora immaginiamolo costretto a
cambiare direzione repentinamente mentre il suo esercito, stanco e in gran parte
malato, si trova a muoversi con difficoltà su un terreno in parte ancora
paludoso.
Cosa potrebbe accadere?
Qui le due versioni di questa leggenda differiscono...
Qui le due versioni di questa leggenda differiscono...
- Nella prima versione è FEDERICO stesso ad ordinare di seppellire il suo tesoro nelle paludi, insieme a molti dei suoi soldati appestati, così da potersi muovere più velocemente verso Pavia senza il rischio che il tesoro possa cadere nelle mani dei suoi avversari.
- Nella seconda versione è invece la tragica fatalità ad agire. Gli addetti al tesoro sono malati e stanchi, finiscono invischiati nelle paludi (od inghiottiti da esse) e il Barbarossa non ha né il tempo né la possibilità di recuperare quanto gli appartiene perché incalzato. Lascia quindi il tesoro e ripara a Pavia.
Indipendentemente dalla
versione da voi preferita resta il fatto che il BARBAROSSA non si avvicinerà
più al lodigiano nelle sue successive discese (paura forse del morbo che aveva
sepolto insieme al suo tesoro?); ma anni dopo, il nipote FEDERICO II sarà forse
il primo promotore (dopo i romani) della bonifica del fu LAGO GERUNDO e delle
sue paludi, aprendo quindi un interessante quesito...
E se, oltre al semplice
desiderio di miglioramento del territorio sotto il suo dominio
l'erede del
BARBAROSSA stesse anche cercando il tesoro perduto del suo grande nonno???
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FONTI
- Paolo Grillo, Le guerre del Barbarossa. I comuni contro l'imperatore, Collana Storia e società, Roma, Laterza, 2014, ISBN 978-88-581-1171-0.
- Rinaldo Beretta, Alberto da Giussano e la Società della Morte (storia o leggenda)?, Carate Brianza, 1960.
- Araldica della Regione Lombardia - Milano: Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia, 2007. E-book
- Leggende lombardia. - Il Libro delle Ombre. n.d. web
- Dizionario storico geografico del lodigiano / Giovanni Agnelli. - Rist. anast. - Lodi : Lodigraf, stampa 1990. - VIII, 328 p. ; 31 cm - Facs. dell'ed.: Lodi : Tip. editrice Della Pace, 1886
- Atlante storico-geografico dei comuni del Lodigiano : il territorio, le istituzioni e la popolazione dal Ducato di Milano alla Provincia di Lodi / di Angelo Stroppa ; introduzione di Ferruccio Pallavera ; ricerca iconografica di Pasqualino Borella. - [Lodi] : Consorzio del Lodigiano, stampa 1994. - 127 p. : ill. ; 33 cm - Ed. fuori commercio
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